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Quando i peccati di gola fanno bene alla salute

Il 9 febbraio alle ore 18, nell’ambito delle iniziative di divulgazione scientifica online (vedi l’evento qui) promosse dall’associazione Hemove Onlus, il prof. Claudio Borghi, illustre docente di Medicina Interna dell’Università di Bologna e grande esperto di aspetti epidemiologici soprattutto inerenti alle malattie cardiovascolari, parlerà sul tema “Quando i peccati di gola fanno bene alla salute. L’esempio di vino, cioccolato e caffè”. Siamo molto grati al prof. Borghi per aver accettato un titolo così poco ufficiale, quasi provocatorio, ma che bene si concilia con lo spirito leggero, anche se rigoroso dal punto di vista scientifico, con cui si intende discutere di questo argomento.

    Il significato dell’espressione “peccato di gola” si è modificato nel tempo, passando da quello più grave della dottrina morale cristiana come uno dei sette vizi capitali, a quello attuale di piccola trasgressione, perfino simpatica, che lascia spazio al gusto per concedersi un giusto piacere. Siamo quindi ben lontani dagli eccessi dell’ingordigia, un tempo considerata particolarmente esecrabile in quanto strideva con la situazione della maggior parte della popolazione che moriva letteralmente di fame. 

   Fortunatamente, negli ultimi secoli la possibilità di accesso ad un’alimentazione adeguata dal punto di vista nutrizionale si è progressivamente diffusa, almeno nei paesi economicamente sviluppati, e la crescente varietà di alimenti disponibili ha stimolato elaborazioni gastronomiche fantasiose anche a livello di cucina domestica. In questo contesto, i cuochi hanno assunto sempre più importanza, fino a giungere al livello attuale, nel quale alcuni di loro sono considerati veri e propri divi. La svolta decisiva in questo settore è avvenuta con la seconda rivoluzione industriale, attorno al 1860, che ha reso disponibili molti prodotti, inclusi quelli alimentari, in larghe quantità.  La pubblicità, nata proprio per farli conoscere e per convincere più persone ad acquistarli, ha evidentemente contribuito a modificare i comportamenti, portando ad una diffusione su tutto il territorio nazionale di alcuni alimenti prima utilizzati solo a livello locale e alla valorizzazione di alcuni singoli elementi in essi contenuti. Contemporaneamente, la medicina faceva enormi progressi, dimostrando una chiara relazione tra i cibi e certe malattie, come il diabete, l’obesità e le allergie.

   Il rapporto tra alimentazione e malattie era già stato descritto fin dall’antichità da alcuni grandi medici come Ippocrate e Galeno, ma con cognizioni limitate, spesso derivanti da credenze popolari molte delle quali sono state smentite dal progresso scientifico. Gli studi decisivi in questo campo risalgono agli anni 60 del Novecento quando un fisiologo statunitense, Ancel Keys, ha dimostrato senza alcun dubbio che la dieta mediterranea, un modello nutrizionale diffuso in alcuni paesi del bacino del Mediterraneo (soprattutto Spagna, Italia e Grecia) era associata a una netta riduzione della mortalità per tutte le cause, in particolare cardiovascolari, nei vari studi osservazionali. Questi risultati hanno provocato grande clamore perché sorprendenti, ma sono stati successivamente confermati da altri studi molto rigorosi, per cui ormai questa dieta rappresenta ovunque un modello da seguire ed ha ricevuto, peraltro, il riconoscimento di patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.  

  Il regime alimentare della dieta mediterranea si fonda su una proporzione che privilegia cereali, frutta, verdura, semi e olio di oliva, rispetto ad un più raro uso di carni rosse e grassi animali (grassi saturi), mentre presenta un consumo moderato di pesce, carne bianca (pollame), legumi, uova, latticini, vino rosso e dolci.

   La dieta mediterranea comprende quindi una varietà di cibi, assunti per lungo tempo, e non può essere ridotta all’utilizzo di singoli alimenti o di singole sostanze in essi contenute, perché questo porta inevitabilmente ad un suo stravolgimento. L’importanza della dieta ha favorito la diffusione di specialisti molto qualificati in questo settore ma, purtroppo, ha lasciato spazio all’infiltrazione di molti ciarlatani che a volte godono di grande visibilità nei mezzi di comunicazione. Di conseguenza, quando i pazienti ci chiedono ragguagli su cosa mangiare o bere, la maggior parte di loro ha già precedentemente ricevuto informazioni da fonti poco attendibili, per cui è più difficile dare indicazioni corrette superando pregiudizi acquisiti. Alcuni pazienti ritengono che “i peccati di gola” siano la causa della loro malattia o, comunque possano contribuire al suo peggioramento, spesso riflettendo un complesso di colpa totalmente ingiustificato. 

   L’associazione Hemove Onlus già da tempo cerca di fare chiarezza su questi argomenti con l’aiuto di esperti seri ed autorevoli. Questa volta ha accettato il nostro invito una vera eccellenza internazionale, il prof. Claudio Borghi dell’università di Bologna.

   

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