Giacomo Casanova
Personaggio fra i più noti e popolari del Settecento, Giovanni Giacomo Casanova finisce la sua avventurosa esistenza come bibliotecario del conte di Waldestein nel castello di Dux, costretto ad accettare un umiliante stipendio annuo di mille fiorini per sbarcare il lunario. A lungo conteso dai salotti alla moda europei per le sue imprese rocambolesche e le straordinarie qualità amatorie, la noia e la malinconia ora gli invadono l’animo. Della dimora boema mal sopporta l’isolamento e il cattivo clima che peggiorano i dolori articolari alle mani causati dalla GOTTA che compare però in età avanzata dopo un’esistenza per decenni contrassegnata dalla buona salute malgrado le sregolatezze alimentari e sessuali.

Lo confortano il vivace rapporto epistolare con gli amici e la letteratura, il più efficace farmaco contro i malanni e la sua passione più duratura che si spegnerà solo con la morte avvenuta nel 1798, un anno dopo la caduta della Serenissima, la patria sempre in cima ai suoi pensieri in un misto di rancore e nostalgia. Di sé scrive nell’incipit del Duello: “Un uomo nato a Venezia da poveri parenti, senza beni di fortuna e nessuno di que’ titoli che nelle città distinguono le famiglie dalle ordinarie del popolo, ma educato come piacque a Dio, nella guisa di quelli che sono destinati a tutt’altro fuorché a mestieri coltivati dal volgo…”

Nella città lagunare Casanova nasce il 2 aprile 1725 da Gaetano e Zanetta Farusi, entrambi attori; presto orfano di padre, frequenta il seminario a Padova dove ha modo di soddisfare la notevole curiosità intellettuale formandosi una cultura molto varia, forse più brillante che profonda, di cui farà abilmente sfoggio in tante situazioni. Nella città patavina si invaghisce della sorella del suo precettore che, più anziana ed esperta di lui, lo inizia ai segreti di quell’arte erotica di cui diventerà un indiscusso maestro. A questo proposito va corretto un luogo comune che lo vede accostato a don Giovanni, di cui peraltro sembra che abbia contribuito all’ultima stesura del libretto insieme a Da Ponte. Mentre il gelido e cinico personaggio mozartiano offende ed abbandona le donne, il comportamento del veneziano è sempre cavalleresco, di generosa umanità, tanto che nessuna delle sue amanti si lamenta mai di lui o ne serba un cattivo ricordo. Seppure per brevi periodi, egli si innamora intensamente e quando avvengono le inevitabili e quasi sempre consensuali separazioni, va incontro a crisi profonde nelle quali affiorano addirittura pensieri suicidi.

Consegue presto la laurea in giurisprudenza, anche se avrebbe desiderato diventare medico, e riesce ad inserirsi nella buona società grazie alla protezione di alcuni nobili fra i quali il senatore Matteo Bragadin che lo accoglie come un figlio concedendogli una rendita. Poi fa di tutto: chierico, segretario di Cardinale, soldato e violinista in teatro; in un susseguirsi vertiginoso di avventure lo troviamo nelle maggiori città europee fino a che, nel luglio 1755, viene arrestato e rinchiuso nelle carceri di Palazzo

 

Ducale con l’accusa di essere un miscredente, un imbroglione e di aver diffuso la massoneria. La leggendaria evasione, dopo quindici mesi di terribile prigionia, è narrata nel bellissimo romanzo scritto in francese Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise qu’on appelle les Plombs. Fin dalle prime pagine siamo colpiti dalla durezza delle condizioni detentive: “Chi ha proclamato che i dolori morali opprimono più che non i maggiori che affliggono il nostro corpo ha mal sentenziato: i mali dello spirito attaccano soltanto l’anima, i mali fisici abbattono l’uno e sconfortano l’altra.”

Trova asilo a Parigi per poi ricominciare la sua vita girovaga, vincendo e perdendo al gioco ingenti somme, ovunque seducendo ed affascinando soprattutto ricche dame consapevolmente stordite dalla sua galanteria. Sino al sofferto soggiorno in Boemia durante il quale compone l’opera che gli ha assicurato una fama imperitura, le sue Memorie (Histoire de ma vie), prezioso documento di un secolo insieme illuminato e decadente. Dopo la morte dell’autore, il manoscritto resta inedito per diversi anni fino a che, nel 1821, ne vengono pubblicati alcuni stralci rimaneggiati e solo nel 1960 esce la prima edizione integrale del testo originale dando inizio alla rivalutazione della figura di

Casanova che mette in luce come fosse riduttiva la tradizionale etichetta di libertino.

Scrittore prolifico, si è occupato di storia, poesia, filosofia, geometria e medicina nonché di cabala e magia ma rimane soprattutto un insuperabile narratore di se stesso, capace di tingere con i colori brillanti dell’immaginazione una realtà comunque sempre fedelmente registrata.

La sua pagina rapida ed emozionante, felice intreccio di avventura e riflessione, coinvolge anche il lettore di oggi in un clima di attesa, trasmettendogli la vitalità esuberante di un uomo sensibile e colto in perenne sfida con la fortuna.

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