Malattia di Lyme

Che cos’è la malattia di Lyme

E’ la più comune infezione trasmessa dalle zecche. La malattia di Lyme è stata identificata nel 1976, anno in cui si è verificata una serie di casi a Lyme, una regione del Connecticut (USA), da cui il nome. In Italia sembra essere più frequente in Friuli Venezia Giulia e in Liguria.

Cause

Il microrganismo responsabile è stato riconosciuto nel 1982 ed è un batterio del genere Borrelia, a forma di spirale, chiamato spirocheta. Tra questi il più diffuso è Borrelia burgdorferi. Il batterio viene trasmesso dalle zecche il cui morso viene riconosciuto solo in un terzo circa dei pazienti. Successivamente sono stati individuati altri batteri della stessa famiglia, per esempio Borrelia garinii e Borrelia afzelii.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione si contrae quando si fanno escursioni in aree boscose in cui la malattia di Lyme è endemica e si viene punti da zecche infette da Borrelia. Comune anche nei bambini e i giovani adulti che vivono nelle zone boschive, ma possono essere colpiti i soggetti di tutte le età. Spesso, si contrae in estate e all’inizio dell’autunno. I

Le zecche adulte si nutrono spesso del sangue di cervi e ovini. Questi ultimi non sono portatori né trasmettono i batteri responsabili della malattia di Lyme ma sono soltanto una fonte di sangue (nutrimento) per le zecche adulte. Le zecche giovani (ninfe) infettano invece gli esseri umani a patto che rimangano attaccate alla pelle per un tempo superiore a 36 ore. Se la zecca rimane attaccata per meno tempo raramente trasmette la malattia.

I danni provocati da questa infezione sembrano in parte dovuti a un danno diretto da parte della spirocheta e in parte da meccanismi immunitari da parte del soggetto. Anche fattori genetici del soggetto morso dalla zecca sembrano rilevanti nel sostenere un’artrite maggiormente aggressiva.

Sintomi

Si distinguono tre fasi di malattia.

 

1)Fase precoce localizzata, che compare a distanza di alcune settimane dal morso, durante la quale la manifestazione clinica principale e specifica è una grande macchia rossa in rilievo (eritema cronico migrante), generalmente nella sede della puntura, dove i batteri inizialmente si moltiplicano. Le sedi più frequenti sono sulla coscia, sulle natiche, sul tronco o sotto l’ascella. In genere, questa macchia si manifesta da 3 a 32 giorni dopo la puntura della zecca, di cui nella maggior parte dei casi il soggetto si è già dimenticato. Ha un aspetto caratteristico con un’area esterna di colore rosso vivo e una zona centrale più chiara con cute indurita. Normalmente, la macchia aumenta lentamente di dimensioni fino a raggiungere un diametro di alcune decine di centimetri (fino anche a 50 centimetri). Sebbene l’eritema migrante non causi prurito o dolore, l’area può risultare calda al tatto. Insieme alla manifestazione cutanea si possono già associare malessere, astenia, emicrania, febbre con brividi, ingrossamento della milza, epatite, dolori articolari, mal di gola, tosse secca. Normalmente, la macchia principale scompare in 3-4 settimane. Da segnalare come circa il 25% dei soggetti infettati non sviluppa mai (o almeno non nota) la caratteristica macchia rossa.

2)Fase precoce disseminata, può comparire dopo settimane o mesi dall’esordio, quando i batteri si diffondono nel corpo. Sono comuni affaticamento, brividi, febbre, cefalee, rigidità nucale, dolori muscolari e articolazioni gonfie e dolenti. Questi sintomi della malattia di Lyme possono durare per settimane. In quasi la metà delle persone non trattate si sviluppano altre macchie di eritema migrante, generalmente più piccole, in altre parti del corpo. Sintomi meno comuni comprendono lombalgia, nausea, vomito, mal di gola, ingrossamento dei linfonodi e della milza. Sebbene molti di questi sintomi si risolvano spontaneamente, la sensazione di malessere e di affaticamento può persistere per settimane. Questi sintomi sono spesso confusi con quelli influenzali o con le comuni infezioni virali, specialmente in assenza di eritema migrante.

A volte, si sviluppano sintomi più gravi. Il sistema nervoso viene colpito in circa il 15% dei soggetti. Problemi comuni sono rappresentati dalla meningite (che causa cefalea e rigidità del collo) e dalla paralisi di Bell (che causa deficit muscolare in uno o, talvolta, in entrambi i lati del viso).

Fino all’8% delle persone infette sviluppa manifestazioni cardiache. Queste ultime possono includere un ritardo della propagazione dei segnali elettrici attraverso il cuore, con conseguenti alterazioni del ritmo cardiaco, un’infiammazione del tessuto cardiaco (miocardite) e della sacca che circonda il cuore (pericardite), con dolore toracico. Le aritmie possono causare palpitazioni, stordimento o svenimento.

3)Fase tardiva. Se la fase iniziale non viene trattata, possono comparire altri problemi mesi o anni dopo. Nell’80% dei casi il soggetto lamenta dolori articolari e muscolari diffusi della durata massima di alcuni giorni e con interessamento infiammatorio dei tendini e delle borse articolari, sotto forma di tendiniti e borsiti acute. Si può manifestare anche gonfiore di più di una articolazione. Dietro alle ginocchia possono svilupparsi e rompersi delle cisti con conseguente aumento improvviso del dolore. Di solito, al massimo dopo 10 anni, i dolori scompaiono e solo nel 10% dei casi si possono avere danni articolari cronici di tipo erosivo.

Alcuni soggetti sviluppano complicanze neurologiche tardive per anomalie associate a disfunzione cerebrale e nervosa, con conseguenze su umore, linguaggio e sonno, intorpidimento o dolori alla schiena, alle gambe e alle braccia. Si tratta di manifestazioni cliniche riconducibili ad encefalopatia subacuta, polineuropatia assonale o leucoencefalomielite.

Diagnosi

  • Esami del sangue. Di fondamentale importanza la dimostrazione di anticorpi specifici anti-Borrelia agli esami del sangue, di tipo IgM in fase acuta e IgG in fase tardiva. Tuttavia, gli anticorpi IgM possono essere assenti nel caso l’analisi venga eseguita durante le prime settimane di infezione o siano stati somministrati antibiotici prima del loro sviluppo. Gli anticorpi IgG permangono per molti anni e possono quindi essere presenti dopo che la malattia di Lyme si è risolta o nei soggetti che hanno avuto un’infezione asintomatica. In fase acuta agli esami ematici vi può essere aumento di VES, PCR e transaminasi. Le colture non sono utili in quanto Borrelia burgdorferi è difficile da coltivare in laboratorio.
  • Talvolta, il medico inserisce un ago in un’articolazione per prelevare un campione di liquido sinoviale oppure esegue una puntura lombare (rachicentesi) per ottenere un campione del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale (liquido cerebrospinale). Da questi prelievi possono essere presenti ricercati frammenti del materiale genetico dei batteri usando la tecnica della reazione a catena della polimerasi (PCR).

La diagnosi di malattia di Lyme solitamente viene formulata sulla base di:

  • Sintomatologia tipica, tra cui l’eruzione cutanea
  • Probabilità di esposizione (risiedere o recarsi in zone dove la malattia di Lyme è endemica)
  • Positività degli esami sierologici
  • Esclusione di altre possibili diagnosi

Trattamento

La terapia consiste di antibiotici, come doxicillina, amoxicillina, cefuroxime. Di solito la malattia risponde agli antibiotici in tutti gli stadi clinici, sebbene il trattamento precoce sia più efficace nel prevenire le complicanze. La durata della terapia nel caso dell’artrite dovuta alla malattia di Lyme è di 28 giorni. Gli antibiotici debellano i batteri e, nella maggior parte dei soggetti, guariscono l’artrite. Tuttavia, poiché l’infiammazione persiste anche dopo l’eliminazione di tutti i batteri, a volte l’artrite perdura. Persino dopo il buon esito di un trattamento antibiotico, in alcuni casi permangono altri sintomi, come affaticamento, cefalea e problemi mentali. Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) alleviano il dolore causato dal gonfiore articolare. Il liquido che si raccoglie all’interno delle articolazioni colpite può essere drenato con ago attraverso un’artrocentesi. Quando vi è grave impegno articolare è necessario considerare la sinoviectomia chirurgica o la radiosinoviortesi.


Prevenzione

È necessario prendere precauzioni per ridurre il rischio di punture di zecca utilizzando repellenti antizecche efficaci, oltre che applicare accorgimenti di buon senso come rimanere sui percorsi e sulle piste battute nelle aree boschive, indossare magliette a maniche lunghe, indossare pantaloni lunghi, indossare abiti di colore chiaro che consentono di vedere meglio le zecche.

In caso di possibile esposizione alle zecche, si deve ispezionare molto attentamente tutto il corpo, specialmente le aree coperte da peli. La rimozione delle zecche deve avvenire il prima possibile rivolgersi al personale sanitario in quanto nonostante sia una procedura semplice, necessita di mani esperte e appositi strumenti. Si sottolinea infatti come le manovre “fai da te” possono risultare pericolose e comportare seri problemi.

In caso di puntura di zecca, il medico talvolta prescrive una dose singola di antibiotico (doxiciclina), al fine di prevenire lo sviluppo della malattia di Lyme. In alternativa, può raccomandare alla persona di tenere sotto osservazione la sede della puntura e somministrare antibiotici solo se si sviluppa il tipico eritema o altri sintomi che suggeriscono l’esordio della malattia di Lyme.


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