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La complessità della cura nelle artriti

LA COMPLESSITÀ DELLA CURA NELLE ARTRITI

Il nostro ultimo incontro del 14 aprile sul rapporto tra Bellezza e Cura ha aperto una finestra interessante e ancora poco considerata su quanti siano numerosi i fattori che possono influenzare il benessere di una persona, che rappresenta l’obiettivo principale nella cura delle malattie. In questo contesto va inserita la crescente attenzione da parte del medico sulla persona che viene posta ormai sullo stesso piano della malattia, che è il processo biologico che porta a diventare paziente. Nell’ottica del rispetto della persona, la malattia deve essere quindi prontamente individuata, diagnosticata e curata. Si tratta di affermazioni semplici e che possono sembrare anche banali tanto sono ovvie, ma va ricordato che il ritardo diagnostico nelle artriti è ancora molto elevato nel nostro Paese, con delle differenze sostanziali tra le varie Regioni e tra le categorie socioeconomiche a cui appartengono le persone. Entrano in gioco molti aspetti, alcuni dei quali sono stati amplificati dalla pandemia: difficoltà di accesso innanzitutto ai medici di base e poi agli specialisti, ritardo nell’effettuazione degli esami del sangue e radiologici, eccessiva intrusione delle false notizie, spesso interessate a fare pubblicità. Purtroppo, è difficilissimo trovare divulgazione scientifica libera, non condizionata. Per questo Hemove Onlus è molto orgogliosa del successo del suo sito informativo.

La complessità della cura è legata a numerosi fattori, come si è cercato di esemplificare nella figura 1. Nel caso delle artriti, la maggior parte delle quali sono croniche, all’inizio del progetto terapeutico dev’esserci una condivisione della terapia da parte del paziente e il medico deve spiegare le ragioni delle sue scelte. Dal suo canto, il paziente deve ascoltare il medico, fidarsi di lui e non ritenere che sia inadeguato se il primo tentativo terapeutico non ha funzionato o ha prodotto effetti indesiderati. Va tenuto presente che il medico specialista non è una macchina che a determinate domande o istanze risponde sempre nello stesso modo. Anche se esistono delle linee guida o delle raccomandazioni internazionali, il Reumatologo deve cercare di personalizzare quanto più possibile il trattamento e per questo cerca di riconoscere, oltre alla malattia, alcune situazioni legate alle condizioni psichiche e socio-economiche del paziente. Abbiamo visto prescrivere da altri specialisti con superficialità supporti psicologici o fisioterapici possibili solo in privato e spesso anche in località molto distanti, tanto da rendere necessario che qualcuno accompagni il paziente. Va anche riconosciuto che il Reumatologo spesso non è messo in condizione di espletare al meglio le sue prerogative, per vari motivi, tra cui il tempo limitato che ha a disposizione per le visite, la difficoltà di seguire personalmente lo stesso paziente nel tempo, la scarsa accessibilità a tutti i farmaci potenzialmente disponibili.

L’associazione Hemove Onlus, nella sua sezione di ricerca, sta studiando molti di questi aspetti che alimentano da un lato la poliedrica personalità del paziente, dall’altro condizionano l’atteggiamento terapeutico del Reumatologo. Il tutto in un contesto socio-economico che evolve rapidamente verso un maggior ricorso alla tecnica, che comporta quindi una ridotta interazione emotiva medico-paziente. A partire da queste basi, Hemove Onlus ha programmato una serie di incontri, in presenza e on-line, per cercare di spiegare quali sono le basi del rapporto medico-paziente ai fini di un corretto ed efficace approccio terapeutico, ma anche del ruolo e del supporto che danno o possono dare le associazioni. Parleremo quindi dei fattori che influenzano la risposta terapeutica, dei nuovi farmaci, delle terapie non farmacologiche e di tutte le modalità di supporto per affrontare meglio queste malattie.

Il primo di questi incontri si terrà martedì 6 giugno ore 18, con la partecipazione del prof. Leonardo Punzi, del prof. Franco Cozzi e del dott. Davide Astorri.